Decluttering_Marie_KondoAvrai certamente sentito parlare di Marie Kondo, “riordinatrice di successo”, scrittrice di best seller, con la missione di “rendere felici le persone attraverso il riordino” sta avendo diventando una celebrità grazie a una serie tv che trovi su Netflix.

In questi giorni ho visto passare molti post d’indignazione inerenti il presunto consiglio di tenere in casa un massimo di 30 libri e ho voluto documentarmi. Finora non avevo ancora visto un episodio della serie, né avevo letto il Il magico potere del riordino che l’ha portata al successo.

Data la mia missione – aiutare le persone ad abitare gli spazi dell’anima attraverso il feng shui – mi occupo anche io di decluttering. Come architetto d’interni, ricevo spesso incarichi per il relooking delle case e una delle fasi iniziali del progetto consiste sempre nell’eliminazione del superfluo. Non è facile, le resistenze non mancano affatto, perciò un giorno ho pensato d’aiutare le persone a divertirsi mentre decidono cosa tenere e cosa eliminare. Così mi sono inventata il gioco dei cinque scatoloni.

Come faccio sempre, ho aspettato che si quietassero le acque prima di esporre la mia opinione a proposito del caso Kondo. Ho guardato qualche puntata della serie.Ho visto case ridondanti. Uso questo termine perché il significato di ridondanza in linguistica mi aiuta a chiarire ciò che sto per dire: l’uso di parole la cui omissione non costituisce una sostanziale perdita di significato.

Ecco il punto, e non vorrei passare per colei che giudica dall’alto se penso che il problema di fondo sia questo: non riusciamo più a dare un senso – significato – a ciò che ci circonda e siamo sopraffatti da false necessità al punto tale da auto costringerci ad abitare in case ridondanti. Con la conseguenza di sentirsi male.

Io stessa consiglio di eliminare – regalare, vendere, riciclare, buttare – gli oggetti che non usi da più di un anno, ma ora ho capito che il problema non è come fare per riuscire a riordinare e disfarsi del surplus, bensì il non aggiungere in continuazione.

Penso che nell’ultimo decennio la situazione sia peggiorata per molti, in modo paradossale, per giunta. Con la cosiddetta crisi si sono diffusi a macchia d’olio i negozi discount di tutte le categorie possibili. Perché? Tra le malattie del secolo annovererei il fatto di comprare ciò che non serve, anche se sono povero. Poter uscire da un negozio con una borsa piena, permette di alleggerirsi credendo di non esserlo? E poi tornare a casa e sentire la necessità di eliminare qualcosa.

Ci hanno fatti diventare bulimici.

Ma torniamo al punto. Grazie ad alcuni commenti e articoli che ho letto, ho capito che Marie Kondo afferma di tenere al massimo trenta libri a casa propria, ma non ha dettato una regola valida per tutti. Il suo motto è “tieni ciò che ti emoziona”.

Ok eliminare, ottimo tenere ciò che ci fa sentire vivi, ma dovremmo imparare a comprare meno. Mi si è riaccesa la speranza quando ho letto l’articolo dell’ANSA, “Buttate, riordinate e con quel poco che resta siate felici. Il nuovo libro di Marie Kondo, 96 lezioni di felicità”. e mi sono posta delle domande per riflettere su cosa possiamo fare per imparare a comprare di meno.

6 Domande utili per imparare a comprare di meno

Quanto tempo posso guadagnare grazie all’utilizzo di questo oggetto? Questa è una domanda a grappolo (intendo che dovrebbe generare altre domandeperché se penso allo smarpthone, per esempio, non ho mai avuto il coraggio di fare un bilancio tra tempo guadagnato e tempo sprecato. Mi sai dire qualcosa?

Come migliorerà la mia vita l’acquisto di quell’oggetto? Siamo circondati da persone che si lamentano – evito la lista degli argomenti perché rischierei d’esaurire lo spazio disponibile nella piattaforma che ospita il mio blog – della vita che fanno, ciononostante penso che siano veramente rari gli oggetti che, qui nel mondo occidentale, possono migliorarne la qualità.

Quanto diminuirà la mia ansia quando avrò comprato quella cosa? Riflessione ulteriore: quanti oggetti abbiamo comprato in stato ansioso?

Per quale motivo la mia salute potrebbe migliorare con l’acquisto di quest’oggetto? Ora non voglio parlare di dispositivi medici certificati né di macchinari per tenere in vita le persone ovviamente, lo capisci da te. Piuttosto mi soffermo sulla miriade di proposte commerciali che ci bombardano ogni giorno.

In quale modo quell’oggetto contribuirà a migliorare le mie relazioni? Anche qui si apre uno scenario vasto: tutti gli oggetti associati ad uno status symbol ambito, raggiunto il quale, si crede di essere “più” e di poter aggiungere qualità ai rapporti.

Quanti soldi posso risparmiare in futuro se ora compro un oggetto di qualità che duri nel tempo? Penso al pavimento di un bagno, a una cucina, all’arredamento di una camera..Tutti questi oggetti dovrebbero essere destinati a durare nel tempo. Tu non hai idea, invece, delle condizioni in cui si trovano alcuni acquisti fatti recentemente, credendo di risparmiare.

Io sto continuando a riflettere e non ho ancora trovato tutte le risposte. Ora non voglio tediarti perché so che sei intelligente e sensibile, e sicuramente queste domande te le sei già fatte. Se invece non ci avevi ancora riflettuto e pensi che possano essere utili a te e ad altre persone che conosci, condividi subito questo articolo.