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Risparmio energetico, costruire in modo naturale, classificazione energetica degli edifici sono temi che solo negli ultimi dieci anni hanno avuto un exploit. Come se prima nessuno fosse interessato a vivere in ambienti più salubri, a concorrere alla salvaguardia del pianeta, né a spendere meno in bollette.

Negli ultimi dieci anni d’altronde, siamo in tanti ad avere cambiato approccio nei confronti di tematiche riguardanti il benessere e il costruire in modo intelligente. Siamo diventati più consapevoli? Più rispettosi di noi stessi e della natura? O forse più poveri?

Siamo  cambiati e, fortunatamente, stiamo continuando a farlo. Lo scenario nuovo offre ampie possibilità di risparmio sia sul piano energetico sia su quello economico. Nel frattempo sono nate nuove figure professionali che ci aiutano nella scelta delle soluzioni migliori, studiate ad hoc per soddisfare le esigenze individuali.

Una casa costruita o ristrutturata seguendo i consigli di professionisti del settore che guardano al benessere degli abitanti, può fare certamente la differenza in qualità della vita.

Io sono fortunata perché conosco Marta Capitello, ingegnere edile, titolare di Progetto Biocasa che fa proprio questo: aiuta le persone a ridurre i consumi privilegiando tecnologie innovative e materiali naturali. 

Oggi ho l’onore e il piacere di ospitarla nel blog Spazi Fluidi perché le materie di cui si occupa vanno a braccetto con il feng shui e l’interior design. Inoltre, abitando io stessa in un edificio colabrodo, costruito in modo irresponsabile negli anni ’80, ho per prima la curiosità di sapere quali sono le sue proposte.

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Ciao Marta, come ti piace presentarti?

Sono una ragazza semplice, intraprendente e molto determinata. Amo stare a contatto con la natura, da questa traggo l’energia e gli spunti per risolvere sia questioni professionali che personali.

Di professione faccio l’ingegnere edile e aiuto le persone a ridurre i consumi e quindi le bollette della loro abitazione prediligendo e proponendo l’uso di materiali naturali.

Dopo gli studi in ingegneria, cosa ti ha fatto decidere d’intraprendere la carriera di consulente per il risparmio energetico?

La natura mi ha dato e mi dà tanto, per questo la guardo con rispetto e ammirazione. Proprio questa mia relazione con quello che mi circonda mi ha spinto a dedicarmi a tematiche come il risparmio energetico e il costruire naturale. Mi piace contribuire, seppur in piccolo, nel salvaguardare le nostre risorse naturali, le bellezze che ci circondano e che in futuro potrebbero non esserci più. L’edilizia è il settore più energivoro e inquinante, perciò ho deciso di focalizzarmi nell’aiutare le persone a ridurre i consumi e l’inquinamento prodotti dalla loro casa e contemporaneamente a renderla più sana, più confortevole.

Il tuo approccio ai temi della ristrutturazione e riqualificazione energetica di un edificio va verso la bioarchitettura e il costruire naturale. Ci spieghi quali sono le differenze sostanziali rispetto a un modo di costruire convenzionale e quali sono i vantaggi delle tue proposte?

Costruire naturale significa in primis progettare tenendo conto del sole, del vento e della terra, ossia di quelle risorse che madre natura ci ha messo a disposizione da sempre. Significa avere l’intelligenza di sfruttare delle risorse gratuite e naturali, ragionare in termini di massima resa e minore spreco. E’ una questione di approccio. Dobbiamo imparare dal passato quando, non essendoci impianti, si cercava di massimizzare gli apporti di calore offerti dal sole in inverno e di ridurre al minimo l’ingresso dei raggi solari in estate così da non surriscaldare gli ambienti. Questo è solo un esempio, ma è tutt’oggi valido.

Anche quando progetto un intervento di risparmio energetico, preferisco partire dalla ottimizzazione dell’involucro isolando pareti, tetto e solai e solo alla fine se necessario andare a potenziare gli impianti.

Questo perché se un edificio è un colabrodo, è inutile intervenire sull’impianto.

La mia passione per il costruire naturale mi permette di studiare soluzioni alternative e di proporre materiali naturali spesso poco conosciuti ma che hanno innumerevoli vantaggi. Primo fra tutti la traspirabilità che è una proprietà fondamentale soprattutto in caso di ristrutturazione, quando anche se isolo le pareti o il tetto della mia casa, ci saranno sempre dei punti in cui non riuscirò a isolare al 100%. In questi punti si formeranno dei ponti termici, ossia dei punti in cui il caldo all’interno degli ambienti, fuoriesce più facilmente verso l’esterno. E’ in questi punti che l’umidità prodotta dentro gli ambienti domestici (cucinando o facendo la doccia) si deposita formando la muffa. Se l’isolante è di tipo naturale, permette alle pareti di traspirare ossia contribuisce a trasportare all’esterno questa umidità presente all’interno degli ambienti domestici, limitandone il deposito sui punti critici e quindi limitando l’insorgere della muffa.

Inoltre gli isolanti naturali sono prodotti di origine animale, vegetale o minerale che non emettono sostanze inquinanti nell’ambiente, dannose per l’uomo che vi abita.

Spesso questi materiali hanno proprietà superiori rispetto a materiali di origine petrolchimica. Per fare un esempio: se isolo un tetto con della fibra di legno oltre a isolare dal freddo, questo materiale mi garantirà anche l’isolamento dal caldo in estate, cosa che un materiale di origine petrolchimica come il polistirene non è in grado di garantirmi.

Recentemente, affrontando il progetto di ristrutturazione di un edificio costruito per uso temporaneo che il committente vuole destinare a prima casa, ho dovuto documentarmi sui sistemi d’isolamento termico. Dopo avere parlato con un azienda che mi ha proposto un prodotto ad alta tecnologia destinato alla coibentazione degli aerei, che si può utilizzare anche in edilizia, sono rimasta molto affascinata, ma ammetto di essermi sentita disorientata.

Ora prendo spunto dal titolo di un articolo del tuo blog: il tanto chiacchierato cappotto termico, è davvero la soluzione a tutti i mali?

 

Ti sorprenderà ma la mia risposta è no. Mi spiego meglio: il cappotto è uno degli interventi più importanti per ridurre le dispersioni e quindi per ridurre i consumi di un’abitazione. Talvolta però non è l’intervento più urgente da eseguire.

Capita spesso che le persone che decidono di eseguire degli interventi di risparmio energetico abbiano un budget ridotto, che non consente loro di poter riqualificare interamente l’abitazione.

Allora diventa importante capire se è più importante fare il cappotto o isolare il tetto o sostituire i serramenti. Questo è possibile stabilirlo attraverso un’analisi e diverse simulazioni che alla fine ti dicono quale intervento è più urgente perché riduce maggiormente le bollette ed è ammortizzabile in un numero di anni minore.

Da queste analisi, emerge che il cappotto termico non è la soluzione a prescindere, ma talvolta è meglio isolare il tetto. Questo dipende da un gran numero di variabili che vanno studiate e considerate e che quindi rendono ogni abitazione un caso specifico e unico.

 

Supponiamo che voglia risparmiare sulle bollette, migliorare il comfort termico del mio appartamento costruito negli anni ottanta (zero attenzione!) e vivere finalmente in una casa sana ed efficiente. Quali sono i tre passi fondamentali da fare?

 

Il primo passo è sicuramente un’analisi energetica dello stato attuale per capire da dove si parte e dove si può arrivare. In questa fase è importante individuare i punti critici, che comportano un elevato dispendio di energia e che possono comportare problemi anche in futuro se non considerati con il giusto peso. Come ho detto prima, se parliamo di ristrutturazione non riusciremo mai ad ottenere i risultati che si ottengono partendo da zero con una corretta progettazione dell’edificio fin dalla sua costruzione.

Perciò è importante tenerne conto per scegliere al meglio materiali e soluzioni.

Il secondo passo consiste nella simulazione degli interventi per capire quanto benessere e riduzione delle bollette mi porta ad esempio l’isolamento delle pareti o l’isolamento della copertura o la sostituzione dei serramenti o l’utilizzo di fonti rinnovabili. Per ognuna di queste alternative è importante ipotizzare diversi materiali o tecnologie per capire come reagisce la casa alla loro installazione e scegliere quindi la soluzione migliore.

Il terzo passo è la progettazione dell’intervento ossia la sua traduzione su disegni e indicazioni che devono tener conto di quei punti critici che abbiamo individuato fin dall’analisi iniziale ( ad esempio i ponti termici di cui abbiamo detto prima). In questa fase è importante non lasciare nulla al caso, o meglio al libero arbitrio di installatori o impresari di turno. Si progettano perciò gli interventi nel dettaglio con particolari e disegni delle soluzioni pensate ad hoc per risolvere specifici punti deboli dell’involucro o dell’impianto che potrebbero rendere l’intervento di risparmio energetico meno vantaggioso.

E poi via con l’esecuzione della riqualificazione della casa!

Come dovrebbe essere il futuro dell’edilizia nel nostro paese per consentire a tutti di vivere in modo sano e rispettoso dell’ambiente, senza gravare sulle risorse naturali né sul portafogli dei cittadini?

 

Credo che la crisi che il settore edilizia sta attraversando abbia già in un certo senso modificato il modo di pensare di molti operatori: dagli impresari, agli investitori ai fruitori. C’è più consapevolezza e le persone cercano di vivere in ambienti migliori, più sani e confortevoli.

Il trend delle case in legno è in continuo aumento, così come sono in aumento le persone che cercano di vivere in case naturali e magari auto costruite come quelle in paglia.

La sfida in futuro sarà rendere accessibile a chiunque una abitazione ben costruita e con consumi minimi.

L’unione europea sta già andando in questo senso, e mette a disposizione anche molte risorse e fondi per promuovere un edilizia rispettosa dell’ambiente e anche economica.

Purtroppo pochi ne sono a conoscenza e il ritardo con cui in Italia ci adeguiamo alle politiche europee non gioca a nostro favore.

Cosa fare allora?

Per prima continuerò a sensibilizzare le persone, per far conoscere loro tutte le opportunità a disposizione e contribuire a trasformare il nostro patrimonio edilizio da energivoro a ottimizzato e rispettoso dell’ambiente. Un passo alla volta si arriva all’obbiettivo.

Sei una professionista giovane e molto attiva sia nel tuo settore sia nella costruzione di reti di scambio di saperi, di collaborazioni, reali e virtuali. Immagino tu abbia qualche sogno nel cassetto. Come vedi il tuo futuro?

 

In futuro mi piacerebbe che ci fosse uno scambio di collaborazioni e idee sempre più spinto tra professionisti. Nel mio piccolo mi sono specializzata su un settore e ritengo importante affidarmi alla consulenza di altri se mi capita di dover risolvere problematiche che non conosco a fondo, al di fuori dalla mia specializzazione. Questo per soddisfare al massimo il cliente e dargli un buon servizio. Non ho paura di presentare i professionisti con cui collaboro al cliente, o di delegare dei lavori, questo perché sto piano piano creando una squadra di persone di fiducia.

Mi piacerebbe creare un vero e proprio studio diffuso con diverse professionalità,  ma con l’obbiettivo di creare e diffondere benessere.

Mi auguro che sempre più professionisti abbraccino questo approccio di scambio e crescita reciproca.

Ci sono molte persone già documentate sulle scelte da farsi in direzione del risparmio energetico e che magari stanno riflettendo sulla decisione da prendere. C’è qualcosa che possono fare intanto, prima di un intervento radicale?

 

Consiglio loro di affidarsi a un tecnico specializzato per una consulenza e un’analisi approfondita.

Dopo la consulenza, i miei clienti sono in grado di scegliere cosa è più conveniente fare per massimizzare il risparmio energetico senza avere più dubbi sul materiale da installare o sull’intervento da fare. Possono perciò programmare gli interventi in ordine di importanza e decidere di posticipare alcuni interventi a favore di altri. Sanno quanto andranno a risparmiare in bolletta fin dall’anno successivo e quindi riescono a calcolare quanto guadagneranno a distanza di 15 anni dall’intervento grazie ai soldi risparmiati dalle bollette, e li potranno utilizzare per se.

Al contrario rivolgendosi a installatori o impresari non potranno ricevere quei consigli disinteressati basati su indagini, calcoli matematici e termici che grazie alle nostra esperienza rendono soddisfatti i nostri clienti.

Grazie Marta per il tuo contributo prezioso. Ora io e i lettori di Spazi Fluidi abbiamo le idee più chiare.

La cosa bella è che se vuoi rendere efficiente la tua casa e capire cosa possiamo fare di interessante per te, prenota il tuo posto alla serata gratuita del 26 novembre 2015 presso Spazi Fluidi a Trissino (VI).

Solo se parteciperai potrai sentirti come me, meno disorientato sulle scelte da farsi. La cosa fondamentale è affidarsi a un professionista che, sapendo distinguere caso per caso, sa anche indicare precisamente gli interventi possibili e quelli più convenienti.

Non è facile esaurire l’argomento in un unico articolo. Data la peculiarità di ogni edificio e delle esigenze di chi lo abita, sul blog Progetto Biocasa sono trattati gli argomenti singolarmente, oppure basta rivolgersi direttamente a Marta che come sempre sarà gentile, disponibile e professionale.